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Els Enfonsats i els salvats (1986)

de Primo Levi

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Sèrie: Auschwitz Trilogy (3)

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2,114177,661 (4.34)51
"In his final book before his death, Primo Levi returns once more to his time at Auschwitz in a moving meditation on memory, resiliency, and the struggle to comprehend unimaginable tragedy. Drawing on history, philosophy, and his own personal experiences, Levi asks if we have already begun to forget about the Holocaust. His last book before his death, Levi returns to the subject that would define his reputation as a writer and a witness. Levi breaks his book into eight essays, ranging from topics like the unreliability of memory to how violence twists both the victim and the victimizer. He shares how difficult it is for him to tell his experiences with his children and friends. He also debunks the myth that most of the Germans were in the dark about the Final Solution or that Jews never attempted to escape the camps. As the Holocaust recedes into the past and fewer and fewer survivors are left to tell their stories, The Drowned and the Saved is a vital first-person testament. Along with Elie Wiesel and Hannah Arendt, Primo Levi is remembered as one of the most powerful and perceptive writers on the Holocaust and the Jewish experience during World War II. This is an essential book both for students and literary readers. Reading Primo Levi is a lesson in the resiliency of the human spirit."--Publisher description.… (més)
  1. 10
    Primo Levi : Oeuvres de Primo Levi (Eustrabirbeonne)
    Eustrabirbeonne: Cette oeuvre essentielle de Primo Levi, qui peut être considérée comme son testament (il s'agit de l'avant-dernier ouvrage publié de son vivant), n'a malheureusement pas été retenue par l'édition Bouquins.
  2. 00
    The Last Jew of Treblinka: A Memoir de Chil Rajchman (2810michael)
  3. 00
    At the Mind's Limit de Jean Améry (ShaneTierney)
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Es mostren 1-5 de 17 (següent | mostra-les totes)
Il privilegio, per definizione, difende e protegge il privilegio. […] Dove esiste un potere esercitato da pochi, o da uno solo, contro i molti, il privilegio nasce e prolifera, anche contro il volere del potere stesso; ma è normale che il potere, invece, lo tolleri o lo incoraggi.


La mia ammirazione per la capacità di Primo Levi di mettere nero su bianco la sua esperienza concentrazionaria e di ragionarci sopra in modo che la sua testimonianza non sia solo un racconto autobiografico, ma anche un vademecum per combattere il virus del Lager è oltremodo aumentata dopo la lettura de I sommersi e i salvati.

In secondo luogo, ed a contrasto con una certa stilizzazione agiografica e retorica, quanto più è dura l’oppressione, tanto più è diffusa tra gli oppressi la disponibilità a collaborare col potere. […] Prima di discutere partitamente i motivi che hanno spinto alcuni prigionieri a collaborare in varia misura con l’autorità dei Lager, occorre però affermare con forza che davanti a casi umani come questi è imprudente precipitarsi ad emettere un giudizio morale. Deve essere chiaro che la massima colpa pesa sul sistema, sulla struttura stessa dello Stato totalitario; il concorso alla colpa da parte dei singoli collaboratori grandi e piccoli (mai simpatici, mai trasparenti!) è sempre difficile da valutare.


Ancora una volta resto in silenzio davanti alla sua lucidità: la riflessione di Levi è sempre priva di odio, sempre consapevole e puntuale e mai consolatoria. In questo libro – il suo ultimo libro sulla sua esperienza ad Auschwitz – Levi si addentra nei luoghi più oscuri proprio in virtù della straordinaria luce del suo pensiero.

Non mi intendo di inconscio e di profondo, ma so che pochi se ne intendono, e che questi pochi sono più cauti; non so, e mi interessa poco sapere, se nel mio profondo si annidi un assassino, ma so che vittima incolpevole sono stato ed assassino no; so che gli assassini sono esistiti, non solo in Germania, e ancora esistono, a riposo o in servizio, e che confonderli con le loro vittime è una malattia morale o un vezzo estetistico o un sinistro segnale di complicità; soprattutto, è un prezioso servigio reso (volutamente o no) ai negatori della verità.


Penso che la sua consapevolezza che il Lager e i suoi preamboli non fossero finiti per sempre con la Seconda Guerra Mondiale – Levi cita spesso la Cambogia e i massacri compiuti da Israele ai danni della popolazione palestinese – gli abbia permesso di leggere la sua esperienza concentrazionaria senza i filtri che avrebbero reso quegli anni “solo” un buco nero nella sua vita e nella storia.

I «salvati» del Lager non erano i migliori, i predestinati al bene, i latori di un messaggio: quanto io avevo visto e vissuto dimostrava l’esatto contrario. Sopravvivevano di preferenza i peggiori, gli egoisti, i violenti, gli insensibili, i collaboratori della « zona grigia», le spie. Non era una regola certa (non c’erano, né ci sono nelle cose umane, regole certe), ma era pure una regola. Mi sentivo sì innocente, ma intruppato fra i salvati, e perciò alla ricerca permanente di una giustificazione, davanti agli occhi miei e degli altri. Sopravvivevano i peggiori, cioè i più adatti; i migliori sono morti tutti.

[…]

L’amico religioso mi aveva detto che ero sopravvissuto affinché portassi testimonianza. L’ho fatto, meglio che ho potuto, e non avrei potuto non farlo; e ancora lo faccio, ogni volta che se ne presenta l’occasione; ma il pensiero che questo mio testimoniare abbia potuto fruttarmi da solo il privilegio di sopravvivere, e di vivere per molti anni senza grossi problemi, mi inquieta, perché non vedo proporzione fra il privilegio e il risultato.

Lo ripeto, non siamo noi, i superstiti, i testimoni veri. È questa una nozione scomoda, di cui ho preso coscienza a poco a poco, leggendo le memorie altrui, e rileggendo le mie a distanza di anni. Noi sopravvissuti siamo una minoranza anomala oltre che esigua: siamo quelli che, per loro prevaricazione o abilità o fortuna, non hanno toccato il fondo. Chi lo ha fatto, chi ha visto la Gorgone, non è tornato per raccontare, o è tornato muto; ma sono loro, i «mussulmani», i sommersi, i testimoni integrali, coloro la cui deposizione avrebbe avuto significato generale. Loro sono la regola, noi l’eccezione.


Levi non indora mai la pillola, per nessunǝ: se siete indecisз su quale libro sulla Shoah leggere e non lo avete ancora fatto, leggete la Trilogia di Auschwitz. ( )
  lasiepedimore | Jan 17, 2024 |
344-3
  gutierrezmonge | Oct 17, 2022 |
Quali sono le strutture gerarchiche di un sistema autoritario e quali le tecniche per annientare la personalità di un individuo? Quali rapporti si creano tra oppressori e oppressi? Chi sono gli esseri che abitano la “zona grigia” della collaborazione? Come si costruisce un mostro? Era possibile capire dall’interno la logica della macchina dello sterminio? Era possibile ribellarsi? E ancora: come funziona la memoria di un’esperienza estrema? Le risposte dell’autore di Se questo è un uomo nel suo ultimo e per certi versi piú importante libro sui Lager nazisti. Un saggio imprescindibile per capire il Novecento e ricostruire un’antropologia dell’uomo contemporaneo.
  BiblioLorenzoLodi | Mar 28, 2021 |
I sommersi e i salvati è un saggio di Primo Levi. Scritto nel 1986, ultimo lavoro dell'autore, è un'analisi dell'universo concentrazionario che l'autore compie partendo dalla personale esperienza di ... (fonte: Google Books)
  MemorialeSardoShoah | May 27, 2020 |
853.914 LEV
  ScarpaOderzo | Apr 13, 2020 |
Es mostren 1-5 de 17 (següent | mostra-les totes)
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Nom de l'autorCàrrecTipus d'autorObra?Estat
Primo Leviautor primaritotes les edicionscalculat
Bidussa, DavidCol·laboradorautor secundarialgunes edicionsconfirmat
Marcellino, FredAutor de la cobertaautor secundarialgunes edicionsconfirmat
Rosenthal, RaymondTraductorautor secundarialgunes edicionsconfirmat

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It is naive, absurd, and historically false to believe that an infernal system such as National Socialism sanctifies its victims: on the contrary, it degrades them, it makes them resemble itself, and this all the more when they are available, blank, and lacking a political or moral armature.
It is the duty of righteous men to make war on all undeserved privilege, but one must not forget that this is a war without end.
The "saved" of the Lager were not the best, those predestined to do good, the bearers of a message: what I had seen and lived through proved the exact contrary. Preferably the worst survived, the selfish, the violent, the insensitive, the collaborators of the "gray zone," the spies. It was not a certain rule (there were none, nor are there certain rules in human matters), but it was nevertheless a rule. I felt innocent, yes, but enrolled among the saved and therefore in permanent search of a justification in my own eyes and those of others. The worst survived, that is, the fittest; the best all died.
The ocean of pain, past and present, surrounded us, and its level rose from year to year until it almost submerged us. It was useless to close one's eyes or turn one's back to it because it was all around, in every direction, all the way to the horizon. It was not possible for us nor did we want to become islands; the just among us, neither more nor less numerous than in any other human group, felt remorse, shame, and pain for the misdeeds that others and not they had committed, and in which they felt involved, because they sensed that what had happened around them and in their presence, and in them, was irrevocable. Never again could it be cleansed; it would prove that man, the human species--we, in short--had the potential to construct an infinite enormity of pain, and that pain is the only force created from nothing, without cost and without effort. It is enough not to see, not to listen, not to act.
In what direction could they flee? To whom could they turn for shelter? They were outside the world, men and women made of air.
Darreres paraules
Nota de desambiguació
Editor de l'editorial
Creadors de notes promocionals a la coberta
Llengua original
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CDD/SMD canònics
LCC canònic

Referències a aquesta obra en fonts externes.

Wikipedia en anglès (1)

"In his final book before his death, Primo Levi returns once more to his time at Auschwitz in a moving meditation on memory, resiliency, and the struggle to comprehend unimaginable tragedy. Drawing on history, philosophy, and his own personal experiences, Levi asks if we have already begun to forget about the Holocaust. His last book before his death, Levi returns to the subject that would define his reputation as a writer and a witness. Levi breaks his book into eight essays, ranging from topics like the unreliability of memory to how violence twists both the victim and the victimizer. He shares how difficult it is for him to tell his experiences with his children and friends. He also debunks the myth that most of the Germans were in the dark about the Final Solution or that Jews never attempted to escape the camps. As the Holocaust recedes into the past and fewer and fewer survivors are left to tell their stories, The Drowned and the Saved is a vital first-person testament. Along with Elie Wiesel and Hannah Arendt, Primo Levi is remembered as one of the most powerful and perceptive writers on the Holocaust and the Jewish experience during World War II. This is an essential book both for students and literary readers. Reading Primo Levi is a lesson in the resiliency of the human spirit."--Publisher description.

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